Il porno sta educando i nostri figli (mentre facciamo finta di niente).

Il 93% dei ragazzi minorenni guarda porno da quando ha circa 10 anni, le ragazze sono il 62%, e la considerano l’unica fonte di informazione sul sesso.

Le conversazioni avute in famiglia – o in rarissimi casi con medici o insegnanti – sono per loro semplici istruzioni sulla prevenzione dei rischi: come non prendere malattie, come evitare gravidanze indesiderate e – solo per le ragazzecome preservarsi dalla violenza.
Sono considerati momenti imbarazzanti, soprattutto perché l’approccio in famiglia è spesso eccessivamente ingenuo e i ragazzi si vergognano a dimostrare le proprie effettive conoscenze agli adulti.

Sull’argomento “sessualità” la pornografia sta probabilmente instaurando un dialogo più intimo del nostro, con i nostri figli.

Corriamo il rischio che ne traggano una visione distorta che influenzerà la loro capacità futura di instaurare una relazione sana e soddisfacente con un partner.

La quantità di materiale gratuito disponibile online è enorme e le possibilità che un adolescente ci si imbatta sono molto alte. Non possiamo sottovalutarlo soprattutto perché il sesso e i sessi rappresentati nella pornografia mainstream sono distanti da ciò che considereremmo reale: emozioni e sentimenti sono esclusi, le donne sono per cliché sottomesse o arrendevoli, vengono maltrattate, schiaffeggiate, insultate o denigrate, gli uomini sputano loro addosso, le girano e spostano come oggetti. E spesso il tema del consenso è alterato: la donna che dice di no viene forzata dal maschio e poi gode a dismisura del rapporto.

Insomma, il modello offerto potrebbe lasciare negli adolescenti un senso di confusione rispetto a ciò che un rapporto sessuale piacevole dovrebbe essere.

Nelle interviste fatte a giovani adolescenti, riguardo ciò che hanno appreso dalla pornografia, i maschi dichiarano di prendere ispirazione per sapere come comportarsi a letto, capire come essere bravi e cosa piace alle ragazze. Sanno che si tratta di attori ma ritengono che il godimento ripreso sia reale. Ignorano completamente che molte delle pratiche viste online sono considerate dolorose dalle donne e, se gli viene rivolta una domanda specifica a riguardo, rispondono che forse sono “poco abituate” o “inibite”, il problema è che “non sono rilassate”.

Alcuni dei ragazzi poi temono di non essere all’altezza: non sono prestanti come gli attori, credono di non durare abbastanza e non si sentono sufficientemente forti per “gestire” le ragazze come nei film (leggi: sollevarle di peso e “muoverle”) e radicalizzano un’idea di virilità ed erotismo più vicina alla performance atletica che alla sensualità.

Ma ci sono anche riscontri positivi: vedere rappresentata una propria fantasia o trovare la propria fisicità in un categoria può essere un sollievo per chi teme di essere diverso o non attraente e, in generale, attraverso l’esplorazione capiamo cosa ci piace e cosa no. Esistono poi anche forme di pornografia più consapevole, in cui è rappresentato anche il punto di vista femminile.

Se il rischio per gli uomini è l’ansia da prestazione, per le donne è l’azzeramento della soddisfazione sessuale. Il 30% delle adolescenti tra i 15 e i 20 anni, intervistate negli Stati Uniti dalla ricercatrice Peggy Orenstein, descrive le proprie esperienze sessuali come “deprimenti”, “umilianti”, “degradanti” e parla di dolore fisico. Dichiara di avere provato pratiche sessuali che non desiderava sperimentare solo perché il partner insisteva. Eppure la metà di quelle stesse ragazze considera soddisfacente la propria vita sessuale e si descrive come moderna ed emancipata. Com’è possibile?

Insegniamo alle donne che perdere la verginità è irrimediabile, grave. Insistiamo ad educarle alla tutela della propria reputazione, ci preoccupiamo di spiegare loro che il sesso porta pericoli (malattie, gravidanza, disonore) e contemporaneamente la pornografia mostra loro donne sottomesse, dedite a soddisfare il partner, con corpi ipersessualizzati: seni enormi, glutei formosi, genitali depilati, schiariti, simili a quelli di una bambola.

Imparano che il corpo della donna deve essere a disposizione del desiderio maschile e così il 90% delle adolescenti depila totalmente le proprie parti intime e la labioplastica, l’intervento chirurgico per modellare piccole e grandi labbra, è sempre più diffusa tra le under 20 (+80% tra il 2014 e il 2015).

Le adolescenti dichiarano di provare vergogna per l’aspetto dei propri genitali “al naturale” e di desiderare un rapporto con il partner che non faccia male e non le faccia sentire umiliate o a disagio.

Non si sentono autorizzate ad avere voce in capitolo quando si tratta di godere, tutt’al più stanno attente a non mettersi nei guai. Il metro di giudizio dell’appagamento sessuale è la propria capacità di soddisfare il partner: se lui è contento sono stata brava, ergo, sono soddisfatta. Ecco quindi svelato il dilemma: hanno azzerato lo standard.

Emily Rothman, docente all’Università di Boston, realizza per gli adolescenti corsi di Educazione alla Pornografia finanziati per prevenire la Dating Violence, ovvero la violenza fisica o psicologica praticata verso il proprio partner (un fenomeno sempre più diffuso, che interessa il 33% degli adolescenti americani). Come formatrice e ricercatrice insiste nell’importanza di dare agli adolescenti gli strumenti culturali per poter approcciare in modo consapevole la pornografia e costruire un’identità sessuale personale autentica e rispettosa.

Il problema dunque non è la pornografia in sé, ma la mancanza di educazione sessuale a supporto.

Le stesse indagini americane, condotta tra le ragazze olandesi, hanno dato risultati completamente diversi, eppure il porno esiste anche in lì. La differenza è che, sin dalle elementari, maschi e femmine dei Paesi Bassi seguono corsi di educazione sessuale con esperti, sono abituati ad avere un dialogo aperto sul tema, superano i tabù in giovanissima età e sviluppano una capacità di analisi critica degli input che ricevono, anche dalla pornografia.

Quella sulla pornografia e sulla sessualità consapevole è una conversazione che tutti dovremmo poter avere con i nostri figli e genitori. Sul sito ThePornConversation sono scaricabili (in inglese) delle mini guide divise per fasce di età per affrontare correttamente il tema con i propri figli.

Non possiamo lasciare che una parte tanto importante della vita dei nostri figli sia delegata a ciò che il porno mainstream insegna loro, perché possono non essere ancora adulti, ma vivono in un mondo di adulti e sono pronti per conversazioni da adulti.

Illustrazione: GOA

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