Empowerment femminile: le parole non bastano

Sono tante le donne che vivono al di sotto delle proprie potenzialità, per assecondare, più o meno consciamente, consuetudini ancora spiccatamente maschiliste.

Oggi ci sono molte occasioni in cui fare rete e sostenere il superamento di questi stereotipi: conferenze, video, libri, podcast e social media danno spazio a donne coraggiose che si raccontano ad altre donne a scopo ispirazionale e sono nati diversi network al femminile che offrono aiuto pratico professionale e di sostegno personale.

Ma qual è il modo più efficace per affrontare il problema?

Grazie a questi momenti di condivisione e ascolto reciproco si crea una rete estremamente potente di incoraggiamento. Lo scopo di questi appuntamenti è rendere consapevoli le donne che una trasformazione è possibile, nonostante gli ostacoli e la poca fiducia che viene riposta nel genere femminile, attivandosi per essere, in prima persona, motori del cambiamento, attraverso la solidarietà.

Il motore di questa personale rivoluzione è la fiducia in sé stesse che fa recuperare l’identità perduta nelle pieghe dei ruoli convenzionali: figlia devota, brava mamma, compagna accudente… E il primo passo sembra essere proprio quello di spostare l’attenzione dal compiacere al piacersi.

Forse sono donne che non sposereste o non vorreste come amiche, però, mettetevi l’anima in pace vogliono piacersi, non compiacervi.

Michela Murgia – Morgana

Le parole non bastano, certo, ma quando alle storie si associa l’empatia, le emozioni diventano potenti e riescono a spingere forte chi le ascolta.

Leggere e osservare le esperienze altrui, ricevere incoraggiamento da altre donne e vedere il problema rappresentato e riconosciuto anche dalle istituzioni è però solo un inizio.

Perché la vita è fatta di piccole difficoltà personali: genitori vecchio stampo, un capo che privilegia i colleghi maschi che giocano con lui a calcetto, un compagno che in fondo in fondo non capisce perché ci si lamenti tanto per due maglie da stirare… e le donne si trovano a vivere sole e con un senso di impotenza gli episodi di sessismo e discriminazione quotidiani.

Inoltre gli eventi sul tema della disuguaglianza sembrano essere fatti ad uso e consumo di un pubblico femminile: donne che parlano ad altre donne. Gli uomini sono estranei, non vengono coinvolti.

Più che parlare dei muri da abbattere sarebbe ora di procedere con le demolizioni e coinvolgere le donne ai tavoli di lavoro in cui si parla di lavoro, ambiente, economia, politica, educazione, scienza…

Sarebbe ora che le donne potessero avere voce nella società e non solo per dire quanto poco l’abbiano avuta fino ad oggi.

E per farlo davvero devono uscire dall’isolamento delle conferenze, dei libri e degli incontri solo al femminile e entrare negli spazi che sono stati sino ad oggi preclusi.

Non si tratta di un’invasione a scopo punitivo, ma di mettere in atto concretamente tutti i propositi di cui fino ad ora si è solo parlato. E superare gli stereotipi in molti casi potrebbe essere liberatorio anche per gli uomini, che in modo diverso sono comunque vittime di un modo di pensare per luoghi comuni, limitante.

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