Mind the Gap!

Nel corso della nostra vita non vedremo mai colmato il divario tra uomini e donne. E non ci riusciranno nemmeno i nostri figli. Questo è il primo dato che emerge dal rapporto sulla parità di genere 2019 che ha pubblicato il World Economic Forum: per i prossimi 257 anni il gender gap, ovvero il vantaggio economico, politico e sociale maschile, sarà incolmabile.

Islanda, Norvegia e Finlandia, che occupano i primi tre posti nella classifica dei paesi più equi ed evoluti, hanno un indice di parità dell’80% circa. Insomma, anche per i migliori, la strada è ancora lunga.

Il report mette in relazione 5 parametri: la partecipazione economica (quanto guadagnano uomini e donne e quanto contribuiscono al sistema economico del proprio paese), le opportunità di carriera, il livello di istruzione, l’accesso al sistema sanitario, ovvero la possibilità di curarsi, e la rappresentanza politica.

A livello mondiale, la parità di genere è mediamente del 68%. Significa che le donne hanno il 68% delle possibilità che hanno uomini di studiare, curarsi, guadagnare e riuscire ad avere rappresentanza politica.

Il tema dell’accesso al potere è il più fragile: le donne detengono un quarto della rappresentanza politica degli uomini e il numero è ancora più basso se parliamo di incarichi ministeriali (20%).

La partecipazione al mercato del lavoro è stazionaria, solo il 55% delle donne tra i 16 e i 64 anni lavora, contro il 78% degli uomini, ed è aumentato il divario finanziario. Ci sono ancora 72 paesi nel mondo in cui alle donne è persino vietato aprire un conto bancario.

Le donne hanno generalmente il 57% delle opportunità economiche di un uomo (carriera, crescita del salario, ecc). Le rende vittime di questo gap la carenza di infrastrutture a supporto della famiglia, il cui carico è sulle loro spalle, e hanno difficoltà di accesso alle posizioni in cui la crescita dei salari è più pronunciata.

Fonte: World Economic Forum
Blu = UOMINI – Azzurro = DONNE

Presenza di uomini e donne nelle varie categorie produttive

L’Italia è al 76° posto della classifica con un indice di parità del 70%.

Il dato è preoccupante, in particolare perché i parametri di educazione e salute sono buoni e alzano di molto la media, ma gli aspetti economici e di rappresentanza sono debolissimi.

Lo stipendio di ingresso nel mondo del lavoro in Italia differisce di circa 5.000 euro lordi annui a favore degli uomini, che quindi partono in vantaggio ancor prima dell’arrivo del fattore “maternità”.

Questa differenza in partenza è solo l’inizio di un divario a forbice, che tende a diventare sempre più ampio. Significa che, nel corso dell’intera vita retributiva, mediamente un uomo può guadagnare 316 mila euro più di una donna, per lo stesso lavoro. Se poi consideriamo il numero di donne e uomini che riescono a raggiungere posizioni apicali in azienda il divario diventa incommensurabile.

Il caso italiano presenta inoltre un’aggravante: le donne guadagnano meno, ma sono mediamente più qualificate dei colleghi uomini che svolgono lo stesso lavoro (+6%).

Il World Global Forum sta attivando degli acceleratori, in collaborazione con i governi di 15 paesi. Si tratta di tavoli di lavoro che coinvolgono rappresentanti dei governi e delle principali aziende dei paesi interessati per fornire strumenti di analisi e incentivo all’inclusione femminile nella vita economica e produttiva del paese.

La parità di genere deve essere un imperativo morale: garantire che le donne abbiano le stesse opportunità degli uomini è semplicemente la cosa giusta da fare.

La storia indica inoltre che l’aumento della presenza femminile nella forza lavoro e una partecipazione più equilibrata accelera la crescita economica del PIL.

Anche a livello micro, le aziende che abbracciano la diversità di genere, in particolare quelle che includono le donne nelle posizioni di comando, performano meglio e ottengono livelli di produttività più elevati.

È fondamentale che tutti, uomini e donne, facciano la propria parte.
Quindi avanti… e mind the gap.

Mi ha sorpreso vedere che John McEnroe guadagna 150 mila sterline, mentre il mio compenso è di 15 mila sterline. A meno che John non faccia tante altre cose per la BBC, oltre a Wimbledon, significa che guadagna 10 volte più di me.

Martina Navratilova
(18 titoli mondiali, contro i 7 di McEnroe)

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