Storie di ordinario bullismo

Pensa a una ragazzina in gamba che conosci: figlia, parente, vicina di casa… una qualsiasi. Immagina ora che questa ragazzina si appassioni a una causa e si animi molto per difenderla: l’abbandono degli animali, la lotta contro il fumo o l’installazione di giochi nuovi nel giardinetto del quartiere.

Si è appassionata perché ha un cane che ama molto, perché si è spaventata quando la mamma di un amichetto ha avuto un tumore o perché si è ferita con l’altalena rotta. Insomma, qualunque sia l’origine, ha una personale motivazione e decide di parlarne in un tema a scuola. In biblioteca prende un fumetto sull’argomento, quando alla radio ne parlano chiede di alzare il volume… si informa, alimenta il proprio interesse e, col passare del tempo, diventa piuttosto esperta.

La passione la anima al punto da renderla coraggiosa e un sabato sera, a cena con gli amici dei genitori, sostiene una conversazione con un adulto: lo sgrida perché fuma, perché non porta il cane in vacanza con sé o perché critica i giardinetti che lei ama tanto. Le informazioni che ha raccolto, unite all’integrità assoluta tipica della sua età, la rendono molto brava ad argomentare.

Gli amici sorridono, pensano che sia proprio in gamba questa ragazzina che difende ciò in cui crede. I genitori hanno il petto gonfio di orgoglio.

Un giorno la ragazzina chiede di essere portata al consiglio di quartiere, per chiedere nuove altalene, dei cartelli con campagne antifumo o contro l’abbandono. Vuole fare davvero qualcosa. Sarà un’esperienza utile: le insegnerà il senso civico, il rispetto per le istituzioni, il valore della cosa pubblica e dell’appartenenza a una comunità… in fondo si tratta di chiedere di mettere all’ordine del giorno la richiesta di un cittadino. La accompagni.

Arriva il giorno del Consiglio, la ragazzina è emozionata. È normale, lo sono anche gli adulti: parlare in pubblico a degli adulti, in un posto mai visto, in un ambiente formale…

Si è preparata un breve discorso, la mamma l’ha aiutata, e lo legge quando è il suo turno. È semplice, ma chiaro: ha spiegato le sue ragioni e il consiglio magari esaudirà la sua richiesta.

Ora immaginate che durante il discorso uno dei cittadini presenti, annoiato perché non è interessato alle altalene, scatta una foto in cui la ragazzina ha un’espressione buffa e l’indomani la pubblica sui social rendendola un meme piuttosto aggressivo: che brutta questa ragazzina, forse quell’altalena le è arrivata in faccia?

Altri ridono, usano la foto per creare altri sfottò “più divertenti”, li condividono e la ragazzina viene umiliata pubblicamente con argomentazioni che non hanno nulla a che vedere con la causa che era andata a perorare. Viene bullizzata per l’aspetto fisico, perché dice male la “gl” o perché per l’agitazione sbatteva troppo gli occhi.

Un giorno scopri che uno di quei meme lo pubblica persino una tua amica. Com’è possibile? Eppure è una donna sensibile, ha dei figli, parlando ti ha detto lei stessa di essere preoccupata per il fenomeno del bullismo a scuola. Sei forse tu a sbagliare? Non hai il senso dell’ironia? Sei moralista? Ma come può, un adulto, deridere una ragazzina?

Quella ragazzina non è una persona virtuale, è reale.

È una persona che ha avuto il coraggio di esporsi per qualcosa in cui crede. È proprio ciò che le hanno insegnato gli adulti, sta facendo quello che film, genitori, libri, le hanno spiegato essere onorevole.

Sembra una storia impossibile, vero?
Eppure questo è ciò che è accaduto con Greta Thunberg, con Malala Yousafzai e molte altre.

Malala Yousafzai, attivista per il diritto all’istruzione e premio Nobel per la pace.

Sono ragazze che difendono una causa che alcuni adulti non ritengono forse giusta o prioritaria ma i detrattori non controbattono argomentando, si concentrano solo sul fatto che le promotrici sarebbero brutte, inquietanti, teatrali, in cerca di fama, manovrate da poteri occulti… e questo dovrebbe bastare per chiudere la questione.

È una brutta lezione per tutte le altre ragazzine spettatrici di questo accanimento. Penseranno che è meglio stare zitta, anche se credono di avere ragione, così nessuno le prenderà in giro perché non sono abbastanza carine.

Alla faccia dell’insegnare il senso civico, il rispetto per le istituzioni, il valore della cosa pubblica e dell’appartenenza alla comunità.

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