Un tram che si chiama Desiderio

Quando mia nonna era giovane non si parlava di sesso se non per mezze frasi, sottovoce, con le amiche più intime. Erano per lo più consigli per non provare dolore, per tenersi stretto il marito, per evitare le gravidanze… il piacere femminile non solo non era contemplato, ma era caricato di una accezione negativa, una sorta di lussuria da poco di buono che non doveva interessare nessuna. Mia nonna oggi avrebbe 100 anni e le cose sono molto cambiate da allora.

Alla sua epoca le donne inglesi si rivolgevano a un medico che le masturbava per placarne l’irrequietezza. La cura era tanto diffusa da far inventare il vibratore – nono elettrodomestico della storia, prima di aspirapolvere e ferro da stiro – fondamentale per automatizzare quella pratica medica nella privacy di casa propria. Nel film Hysteria questo momento storico è raccontato con delicata ironia.

La stimolazione clitoridea non era affatto associata all’erotismo, si trattava di una cura per l’isteria, di cui si riteneva soffrisse il 75% delle donne. L’insoddisfazione sessuale femminile non era presa in condiserazione, perché nessuna donna degna di rispetto si sarebbe mai sognata di esprimere bisogni sessuali.

Nel corso del 900 è cambiato tutto, dagli anni 60 le donne sono diventate più consapevoli e hanno imparato che non bisogna vergognarsi delle proprie pulsioni e del piacere sessuale e oggi amare il sesso è scontato, le donne ne parlano apertamente e, nonostante ci siano ancora molti retaggi del passato, la sessualità femminile sta uscendo dalla secolare gabbia di pudicizia e luoghi comuni in cui è stata costretta.

Il sesso ha smesso di essere un tabù ed è andato oltre, trasformandosi in un simbolo di salute ed emancipazione femminile: le donne libere godono, provano piacere a sperimentare cose nuove, prendono l’iniziativa e sono sessualmente uguali agli uomini. Altrimenti sono sbagliate, bigotte, antiche.

Eppure la mancanza di desiderio è la nuova malattia femminile.

Una ricerca inglese del 2013 ha rilevato che una donna su tre ha sofferto di mancanza di appetito sessuale nei 12 mesi precedenti. Una successiva indagine ha mostrato che, sempre una donna su tre, non prova desiderio prima dell’inizio di un rapporto, il che significa che non sperimenta il cosiddetto “desiderio spontaneo”, ma è riuscita a provare il “desiderio reattivo”: se a proprio agio, a seguito di preliminari, sente il proprio corpo reagire e si lascia andare.

Qual è dunque il problema con il desiderio femminile? Il problema è che abbiamo liberato la sessualità femminile dando per scontato che fosse uguale a quella maschile, ma non è così.

Secondo la sessuologa Emily Nagisky solo il 15% delle donne prova il desiderio spontaneo, quello che invece prova il 75% degli uomini: all’improvviso ho voglia di sesso. Il 33% delle donne prova un desiderio reattivo, ovvero scaturito in risposta a carezze, baci o un contesto erotico, il 5% delle donne dichiara una totale assenza di desiderio, mentre la restante metà oscilla tra i poli “spontaneo” e “reattivo”, in base al contesto del momento, alla fase della vita in cui si trova e alle esperienze precedenti.

Naturalmente anche gli uomni non sono tutti uguali e c’è chi prova esclusivamente desiderio reattivo, ma si tratta circa del 5% degli uomini.

Una società che etichetta le donne che non provano desiderio spontaneo come malate è pericolosa.

Fa sentire quelle donne sbagliate (pur essendo in realtà la maggioranza e quindi la norma), crea un blocco psicologico in chi non aderisce allo stereotipo, ma soprattutto nega la sessualità femminile per ciò che realmente è, la rende nuovamente vittima di una società a misura d’uomo.

Per la maggior parte delle donne il sesso non è un istinto, ma una droga per il cervello: se la mente lo associa a esperienze positive e gratificanti lo indivdua come ricompensa e stimola il desiderio in risposta a input esterni. Il desiderio femminile, come spesso si dice, risiede quindi nella testa e serve un contesto per solleticarlo. Quello maschile risiede invece nel corpo, è un bisogno che emerge autonomamente.

È stato fatto un esperimento molto eloquente, a conferma di questa distinzione. Sono stati attaccati sensori agli organi genitali di un campione di uomini e donne a cui venivano sottoposti filmati di vario tipo: pornografia eterosessuale, omosessuale, sesso tra animali, ecc. Veniva registrata una risposta fisica femminile per tutti i test (lubrificazione, genitali gonfi), ma le donne non si consideravano sempre eccitate, per esempio non lo erano guardando il sesso tra scimpanzé. Sembrava quindi non esserci concordanza tra cervello e vagina. La concordanza era anzi presente solo nel 25% dei casi.

Questo avviene proprio perché le donne possono avere una reazione fisica ma comunque non provare desiderio. Il desiderio è un capitolo a parte e per una donna è persino possibile raggiungere l’orgasmo in caso di violenza sessuale e ciò costituisce per la vittima un ulteriore trauma. Ovviamente ciò non significa che apprezzi l’esperienza, ma il corpo è in questo dissociato dal cervello. Cosa significa tutto questo?

Significa che mentre nell’uomo desiderio e risposta fisica viaggiano insieme (ho un’erezione = ho voglia di sesso), per le donne può esserci risposta fisica anche in assenza di desiderio perché è il cervello a dover intervenire affinché la risposta fisica evolva: influiscono il contesto, lo stato emotivo, le esperienze personali con il sesso e con quel partner, e così via…

Le donne dovrebbero quindi compiere una seconda rivoluzione e liberarsi dal preconcetto che emancipazione sessuale significhi rispondere a degli standard maschili anche nel modo in cui provano desiderio.

Dovrebbero anzi accogliere la forma di desiderio che più corrisponde loro senza timore di essere sbagliate se non si eccitano come e quanto un uomo. Provare un desiderio reattivo al contesto e agli stimoli non significa essere tiepide, poco sexy o carenti. Conoscersi e saper guidare il partner, questa sì è la vera emancipazione.

Mon seul Desir Courtesy of GOA

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